Cesena
L’ultimo saluto a Maria Vittoria Paolucci. Il parroco: “Tre consegne. Il rosario, il Corriere Cesenate, il sorriso”
Chiesa di Bulgarnò gremita. I parrocchiani: "Sei stata una colonna della comunità". I nipoti: "Grazie per essere stata la roccia della nostra famiglia"

Chiesa di Bulgarnò gremita, oggi pomeriggio, per l’ultimo saluto a Maria Vittoria Paolucci, mamma del nostro direttore Francesco Zanotti.
Tanti sacerdoti e diaconi all’altare
“In queste occasioni – ha introdotto la celebrazione don Sauro Bagnoli, parroco di Gambettola, Bulgaria e Bulgarnò – diciamo sempre che ci si stringe il cuore. A dire il vero, lo allarghiamo per accogliere il dolore e la speranza”, il riferimento alle tantissime manifestazioni di vicinanza giunte alla famiglia. Con lui all’altare diversi sacerdoti: don Zimmè Sagbo, don Gianni Cappelli, don Theo Koutchoro, don Stefano Pasolini e don Gian Piero Casadei. Presenti anche i diaconi Ivan Bartoletti Stella, Andrea Delvecchio, Ettore Rossi e Giovanni Sintini.

“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”
“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio”, recita la prima lettura, dal libro della Sapienza. Maria Vittoria, ha detto don Sauro, “si è sempre messa nelle mani di Dio. Le fatiche della vita, le contrarietà, i dolori non intaccano la serena certezza di chi è nelle mani potenti e buone di Dio”. “Agli occhi degli stolti parve che morissero… ma essi sono nella pace”, prosegue il brano. “La vicenda rapida, dopo una caduta, con cui è arrivata al tramonto la vita di Maria Vittoria era inattesa – il commento del parroco -. Ci è sembrato ingiusto, ma è sempre stata nella pace”. “In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé”, il riferimento ancora alla prima lettura.
Il chicco di grano
Nel Vangelo secondo Giovanni sono poi risuonate le parole di Gesù: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Per don Bagnoli “Maria Vittoria ha sempre seminato il bene. Lo hanno sperimentato i familiari, i parrocchiani, tutti quelli che l’hanno incontrata. Quanta è stata preziosa la sua vita, l’amicizia e l’amore per il Signore!”.
Tre segni
Don Sauro ha poi ricordato tre segni dalla camera ardente, indicandoli come lascito di Maria Vittoria a chi le ha voluto bene. Primo segno, il Rosario in mano: “dolce catena che ci unisce al Cielo e ci lega in un rapporto di fraterna comunione con tutti gli uomini”. Poi il Corriere Cesenate, di cui Maria Vittoria fu grande promotrice: “Attraverso il settimanale della nostra diocesi potete essere attenti e aperti al mondo, leggendo i fatti della storia alla luce del Vangelo”. Infine “il sorriso, bene espresso dalla fotografia sulla bara, perché la vita è bella, anche se faticosa”. Da qui la considerazione finale che “se da un lato ci sentiamo indeboliti dalla sua mancanza fisica, dall’altro siamo incoraggiati, perché la vita quando è donata al Signore e agli altri non finisce mai. L’amore dei nostri cari non si interrompe”.

L’abbraccio con Maria
Da qui la considerazione finale che “se da un lato ci sentiamo indeboliti dalla sua mancanza fisica, dall’altro siamo incoraggiati perché la vita quando è donata al Signore e agli altri non finisce mai. L’amore dei nostri cari non si interrompe”.
Non si interrompe ed entra in un abbraccio. In tanti hanno avuto questa sensazione al canto che ha concluso il momento dell’Eucaristia, l’Ave Maria di Balduzzi, suonata da uno dei nipoti, Giovanni.
“Donna dell’attesa e madre di speranza”, “Donna del sorriso e madre del silenzio, ora pro nobis”, si è cantato. In questo, per tutta la vita Maria Vittoria ha provato a imitare la madre di Gesù, invocandola, fino all’ultimo, con la preghiera del Rosario. E lì, nell’abside che raffigura Maria Assunta, patrona della sua parrocchia, sono sembrate vicinissime, unite oltre che dal nome, da un abbraccio.
“La Marì dla butéga”
Diversi gli interventi al termine della celebrazione. Da parte della comunità parrocchiale, rivolgendosi direttamente a lei, il grazie a Maria Vittoria “per tutto ciò che sei stata e per ciò che ci hai testimoniato nel corso della tua vita”. Da qui la constatazione della difficoltà di sintetizzare 92 anni di vita “pieni, densi di fede e di amore per il prossimo, valori che hai sempre trasmesso all’interno della parrocchia e dell’intero paese di Bulgarnò”. Dai parrocchiani innanzitutto il ricordo di “una moglie, una mamma, una nonna e una bisnonna che non ha mai smesso di prodigarsi per la sua famiglia, lasciandoci un esempio di amore profondo da imitare ogni giorno nelle nostre case”. Poi “sei stata un vero punto di riferimento per l’intero paese di Bulgarnò. La tua figura era conosciuta da tutti, soprattutto grazie al negozio che hai gestito, che ti ha fatto guadagnare il soprannome di “la Marì dla butéga”. Ma quel negozio – la constatazione – non era solo un luogo dove fare la spesa: era anche un punto di aggregazione, dove si ricevevano le ultime notizie del paese e si facevano le telefonate, quando ancora nelle case il telefono non c’era. Da lì, hai avuto l’opportunità di conoscere gli abitanti dell’intero paese, stringendo legami di amicizia che hai coltivato facendo visita alle famiglie sempre in sella alla tua bicicletta, finché le forze te lo hanno permesso. E quando ti vedevamo in strada, ognuno di noi si chiedeva: “Chi vala a truvè incu la Marì?”“.
“La parrocchia, una seconda casa”
I parrocchiani ricordano poi Maria Vittoria come “colonna portante” della parrocchia: “La parrocchia è stata davvero la tua seconda casa, un luogo che hai visto crescere e svilupparsi dentro una Chiesa in continuo cammino. Hai avuto il privilegio di incontrare tanti parroci, a ciascuno dei quali hai sempre offerto il tuo sostegno, la tua disponibilità e il tuo aiuto in ogni servizio che ti veniva richiesto. Non vogliamo dimenticare la tua dedizione alla cura della chiesa, con il prezioso servizio delle pulizie e la cura dei fiori, affinché la parrocchia fosse sempre un luogo accogliente, bello e pulito. Non dimenticheremo mai la tua presenza costante in ogni attività e celebrazione, sempre lì in chiesa, seduta nella prima panca, attenta a seguire e guidare all’occorrenza le varie funzioni. Ti ricordiamo sempre pronta a salutare e ad accogliere tutti anche chi veniva da fuori parrocchia. La tua fede semplice e appassionata sarà per noi l’eredità più grande che ci lasci, un dono che dobbiamo coltivare e portare a frutto in ciascuno di noi”.

“Grazie nonna”
Dai nipoti un grande grazie a nonna Maria Vittoria, indicata come “la roccia della nostra famiglia”. Di seguito il testo integrale letto al termine della celebrazione.
Cara nonna, dopo tanti anni con te, c’è solo una parola che possiamo dirti: grazie.
Grazie nonna, per essere stata la tifosa numero uno della vita dei tuoi nipoti.
Grazie per aver pregato tutte le volte per la buona riuscita dei nostri esami; altrimenti, noi, come avremmo fatto a passarli?
Grazie per i pranzi preparati e le merende improvvisate, sempre gradite.
Grazie per i racconti della tua vita (Bulgarnò, Como, Cesena, la guerra, il nonno Lele e lo zio Salvatore): ci facevi rivivere con te la tua storia – romanzata o reale che fosse, poco importa -. Grazie anche per le risate a tavola: quando partivi tu, ti venivamo tutti dietro e non si smetteva più.
Grazie per la tua incredibile vena poetica: la poesia non è cosa da intellettuali, ma da persone vive.
Grazie per le tue numerosissime chiacchierate al telefono: che bello sapere che eri circondata di amici.
Grazie per lo show quotidiano al bagno Thaiti: eri la regina della spiaggia.
Grazie per essere diventata l’idolo di tutti gli amici passati da casa nostra: c’era da stimarsi di avere una nonna così in gamba.
Grazie per le colazioni da Casadei: tutte le volte, una sfilata di cui i veri protagonisti, per te, eravamo noi.
Grazie per tutti i biglietti della lotteria venduti: quando ti mettevi, eri irresistibile. Un grazie anche da parte della redazione del Corriere Cesenate: il marketing era proprio una tua arte.
Grazie per come hai sempre rispettato, stimato e voluto bene a tua nuora, nostra mamma, che, negli ultimi tempi, era diventata un po’ anche la tua mamma.
Grazie per la tua adesione semplice e fedele alla vita della parrocchia: sempre presente in seconda fila, sulla destra, senza se e senza ma – una casa non sta in piedi senza colonne, e tu eri una di queste -.
Grazie per la tua generosità senza confini.
Grazie per la tua simpatia nei confronti di conosciuti e sconosciuti. E grazie anche per il tuo spirito positivo: un tuo saluto o un tuo incoraggiamento facevano respirare e tornare a testa alta.
Grazie per la tua curiosità: ti piaceva imparare anche a 90 anni.
Grazie per la tua docilità: hai sempre accettato l’aiuto degli altri quando era necessario.
Grazie perché ti lasciavi abbracciare da noi nipoti, e tutte le volte, cercando di stare con la schiena dritta per guadagnare qualche centimetro in più, commentavi la nostra altezza, stimandoti di avere dei nipoti “così belli” – a tuo dire, i più belli del mondo, ovviamente -.
Grazie anche per questi ultimi anni, in cui si iniziava a vedere che eri un po’ invecchiata: quel rinnovato bisogno di affetto, come di un bambino, ci ha fatto riscoprire che non si finisce di desiderare mai.
Grazie per il tuo sorriso, quegli occhi vispi che si illuminavano al saluto, quell’augurio baldanzoso: “Pace e bene!” pronunciato sull’uscio di casa tua, con cui possiamo proseguire sicuri nel nostro cammino.
Grazie per il tuo tenace attaccamento alla vita: su questo, eri un leone e lo sei stata fino alla fine.
Grazie per la gratitudine che vivevi nei confronti della vita: ci hai insegnato che ogni istante è un dono di cui ringraziare, che la vita è un bellissimo regalo che nessun dolore può oscurare.
Grazie, grazie nonna, per essere stata la roccia della nostra famiglia. Adesso, per favore, continua a pregare per noi e a farci compagnia, che noi di quella gioia che tu hai così tanto vissuto abbiamo sempre bisogno!

Le parole della nonna riportate dai nipoti
Volevamo ricordare la nonna Maria Vittoria con le sue stesse parole che ci ha donato poco più di un anno fa e che riassumono tutto.
“La vita è proprio stata coronata di tante belle cose. La vita è fatta anche di brutte cose. Ne ho passate anche tante. Ma ho cercato di dimenticarle subito perché io guardo sempre al positivo mai al negativo, perché il positivo mi aiuta e mi fa stare bene”.
“E poi c’avrei un’altra parola bella da dire. Armonia. L’armonia è una parola bellissima. Che detta così uno dice sì, quando è armonico pensa bene, va bene, no, non è solo così. Quando uno riesce ad avere l’armonia del corpo, cioè è tranquillo, che prende le cose con un determinato senno, che non si
arrabbia, che da’ dei consigli agli altri. Allora incomincia la parola ad esser armonica. Quando tu sei riuscita ad avere questa armonia che si chiama l’armonia del corpo, allora tu la puoi donare agli altri, non t’accorgi e nello stesso tempo la doni agli altri, anche a una persona sconosciuta, con la quale tu in quel momento parli. È una cosa stupenda, bellissima. E io ho cominciato a donarla.”
L’amore è una gran bella cosa
“Anche l’Amore è una gran bella cosa. L’amore per i figli, per i nipoti, per le cose, l’amore per tutto e quindi ho una gran voglia di dare sempre tante cose. Ringrazio il Signore di avermi dato tanta facoltà, tanta memoria, tanta prontezza di spirito, tanto amore, e poi oltre alla gentilezza tanta fortezza, tanto amore per gli altri. Se so che uno ha bisogno mi rivolgo a lui proprio, perché penso sia la cosa più bella del mondo poter fare qualcosa per gli altri, ma in particolare per i nipoti e pronipoti, che non lascerò mai. Spero di avere la fortuna di vivere ancora un po’, ne sarei contenta e lieta per poter fare ancora qualcosa per loro e per tutti. Grazie per poter avere questa facoltà, questa memoria, questo senno ancora, e questi sentimenti che per me è una cosa bellissima, che io alla mia età con novant’anni me li sento ancora come
se fossi una ragazza. Grazie per aver potuto dire queste cose perché mi stavano proprio a cuore, e poi son cose belle, son cose della vita, cose bellissime.
Grazie, Grazie mille, ne farò tesoro per sempre. Ciao.